Gli Imprenditori della Bellezza vivono anche di una o più mode.

Le uniche “mode” dalle quali si devono guardare sono le mode di marketing, quelle per loro sono peggio del covid.

 

Prima riflessione

Quando QUALUNQUE tuo concorrente può fare quello che pensi di fare anche tu, hai già la prova provata che non è cosa per te.

Fare ciò che fanno anche altri è il peggiore degli errori.

Ti ricordo che qui impari a DIFFERENZIARTI, non a farti omologare in mezzo a una folla di tuoi colleghi.

 

Seconda riflessione

L’affermazione più sciocca, che si sente fare da chi ancora deve capire cosa sia il marketing, è: se lo fanno le grandi aziende perché non posso farlo anche io?!

  • Primo, le grandi aziende hanno risorse che tu non hai.
  • Secondo, loro possono permettersi di lavorare in perdita, TU NO.
  • Terzo, loro vendono anche prodotti saltuari (un televisore oggi, una lavatrice fra un anno…), TU NO.

E fidati, potrei continuare ancora.

 

Terza riflessione

I clienti NON hanno sempre ragione. 

Il fatto che qualche cliente ti possa chiedere se lo fai, o perché non lo fai, non è AFFATTO un buon motivo per pensare al Black Friday.

Non sempre i tuoi clienti conoscono ciò che è meglio per loro, e per loro fortuna ci sei tu a consigliarli… figurarsi se possono essere bravi a fornire consigli di valore a te.

Insomma, in linea di principio, MAI ascoltare i consigli dei clienti in fatto di prezzi e promozioni.

 

Quarta riflessione

La chiave del marketing è evitare che un’operazione APPARENTEMENTE buona “oggi”, danneggi l’autorevolezza tua e del tuo salone “domani” e  allo stesso modo assicurarti che non ti danneggi in termini di risultati.

Se per riempire un giorno o una settimana… rischi di perdere incassi e soprattutto profitti in un periodo successivo… non pensi che a priori sarebbe stato meglio NON farlo?

 

Poniti spesso questa preziosa domanda: COSA PENSERANNO DI ME SE FACCIO QUESTA COSA?

Vale per il black friday come per qualsiasi altra iniziativa.

Perché ci sono due asset che devi considerare prioritari su tutti gli altri, incassi compresi, e questi due asset sono I PROFITTI e L’AUTOREVOLEZZA.

 

L’eccezione che conferma la regola

Dopo quattro regole… ecco L’ECCEZIONE ALLA REGOLA

La clientela si può ripartire in tre grandi fasce:

  • mass market,
  • premium market,
  • luxury market.

 

Chi mi segue impara a meritarsi premium e luxury e a lasciare ad altri il mass market, fatto di guerra dei prezzi, di sconti, di clienti tossici.

Se, nonostante tutte le mie raccomandazioni, vuoi lavorare sul mass market e DEMOLIRE la tua evoluzione, allora fa pure il black friday.

 

Poi presto o tardi ci ritroveremo qui a leggere le tue lamentele, perché la gente che è venuta oggi pagando meno, lascerà il tuo salone vuoto nei giorni – nelle settimane a venire.

 

RICORDATI: COSA PENSANO DI TE E DI OGNI TUA OFFERTA, VALE TANTISSIMO.

“Qui dentro” c’è il tuo futuro, ciò che la clientela che definisci ideale pensa di te, è determinante.

Non a caso uno degli errori più commessi dai tuoi colleghi è desiderare una clientela… ma non “meritarla”.

Una delle abilità che non solo mi riconosco, ma che anche altri esperti mi riconoscono quando mi ritrovo a lavorare ad un tavolo di miei “pari” o colleghi, è quella di saper SEMPLIFICARE E SEQUENZIALIZZARE.

Rendere semplice ciò che non lo è e creare una sequenza passo passo di ciò che va fatto.

A parole sono tutti fenomeni, tu proponi un tema e in tanti annuiscono.
Al che, chiedi a qualcuno di loro di specificare come si fa quella cosa che affermano di “fare già”.

Nella maggior parte dei casi, di fronte a questa mia richiesta, in tanti si confondono, si contraddicono, trascurano, dimenticano, oppure si chiudono in un silenzio che manifesta la difficoltà che subentra quando ciò che si pensa di “sapere” si scontra con ciò che si sa in realtà.

 

Per esempio, chiedi ad un parrucchiere se sa come si accoglie un cliente.
Ti osserverà con sguardo meravigliato, probabilmente ti dirà “ma che domande mi fai?! Certo che sì”…

Così, tu gli chiedi di farti la lista di ciò che va fatto, dal momento in cui il cliente entra al momento in cui si passerà dall’attesa alla proposta e dalla proposta al lavoro vero e proprio.

Cosa accadrà spesso? Dimenticherà momenti. Ne invertirà altri. Farfuglierà a volte.
Poi ti dirà che “certe cose le faccio così in automatico che non me le devo ricordare”

Allora gli chiederai di interpellare un suo collaboratore, per verificare se è così anche per lui…

Ecco un semplice esercizio che puoi fare anche adesso, con il tuo team, per constatare quanto ciò che sembra “apparentemente” scontato, di scontato non ha proprio nulla.

Cosa succede se voi “operatori” in salone svolgete mansioni diverse, o svolgete le stesse in modo differente?

Succedono due cose:

  1. i clienti vanno in confusione. E questo a volte finisce per portarli altrove;
  2. i collaboratori vanno in confusione. E questo a volte finisce per causare conflitti o demotivazione.

Tempo fa, parlai con uno dei parrucchieri più noti d’Italia.
Durante la skypata ci ritrovammo a parlare di questo tema, e lui mi disse: se in un salone ho DIECI COLLABORATORI che possono fare lo shampoo, TUTTI E DIECI devono saperlo fare allo stesso modo.

Ecco, a proposito di shampoo…
Quanti punti esistono, a tuo avviso, dal momento in cui inviti la persona ad andare al lavatesta, al momento in cui la “consegni” a chi dovrà procedere con il lavoro successivo?

Ventidue punti. VENTIDUE.

I Parrucchieri PRO sanno di che parlo (molti nuovi PRO lo scopriranno in una delle edizioni di questo mese, per la precisione il martedì pomeriggio).

Qualcuno potrebbe dirmi: “Ma lele io preferisco che ognuno dei miei collaboratori faccia a modo suo”… e ci sta.
Ci sta A PATTO CHE allora tu mi consenta di SCEGLIERE CHI MI LAVERÀ I CAPELLI E MI FARÀ IL MASSAGGIO.

Invece, spesso, tu vuoi che a lavarmeli sia chi è libero… salvo non renderti conto che c’è chi li lava in un modo e chi in un altro, chi fa un massaggio e chi un altro.

È (ANCHE) COSÌ CHE SI PERDONO I CLIENTI.
E di solito si perdono i migliori, quelli più esigenti.
Quelli che, in quanto esigenti, sono disposti a pagarti per quanto vali, e non meno.

 

Quelli dell’accoglienza e del lavatesta sono due esempi, te ne faccio un terzo, l’ultimo, poi proseguiamo.

Metti che un tuo collaboratore vada a rispondere al telefono, e all’altra cornetta ci sia un tuo cliente che si lamenta perché dice di aver pagato troppo, o perché non è contento di un servizio.

Tu sei fuori salone per una commissione.
Il tuo collaboratore sa con esattezza come deve gestire la telefonata?

E ci risiamo, questa volta con una aggravante.
Perché qui il rischio è non solo quello di perdere il cliente, ma anche quello di beccarsi una recensione o un passaparola negativi.

Tutto perché non esiste una risposta che ognuno sa dare.

E magari ce ne usciamo con “guardi adesso il titolare non c’è, la faccio chiamare quando torna”
… ERRORE RISCHIOSISSIMO.

E oltre al danno, la beffa.
Perché il titolare se la prenderà col collaboratore, e chissà come andrà a finire anche fra loro.

 

Le regole rendono liberi

“Ma lele mica si può codificare tutto!”
Nessuno ti sta chiedendo questo, quello che ti sto chiedendo è di SEMPLIFICARE e SEQUENZIALIZZARE.

Creare delle LISTE DI CONTROLLO, delle ISTRUZIONI DETTAGLIATE, che vi aiutino a FARE LE COSE GIUSTE.

Tempo fa affermai che il miglior modo di vivere senza regole… consiste nell’avere delle regole.

Consiste nello scegliersi delle regole, anziché subirle, o pagare caro il fatto che non esistano.

LE REGOLE RENDONO LIBERI.

E vale per te come per i tuoi collaboratori.

Anche se questo articolo ti spinge oltre le regole: ti invita a CODIFICARE.

C’è una cosa però che puoi fare.
Con buona probabilità, è uno dei suggerimenti “operativi” più preziosi che ti posso dare.
Un suggerimento che hanno già avuto modo di apprezzare centinaia di tuoi colleghi.

Tuoi colleghi e loro collaboratori che avevano visto le regole come “limiti”, come “rotture di scatole” … e che ora applicano con entusiasmo anche al di fuori del salone.
Usano ciò che sto per proporti a casa, quando fanno la spesa, quando fanno la valigia per andare da qualche parte…

Già.
C’è una cosa che puoi fare.

È IL LIBRO DEI “COME FARE PER”.

Ecco, vedi? Molto probabilmente, l’idea ti piace!
Sei già lì che pensi quando farla… o a chi delegarla…
L’entusiasmo sale.

Poi devi passare dall’idea all’azione.
COME TRASFORMARE L’IDEA IN AZIONE?
E come farlo bene, evitando errori, mancanze…

Adesso hai l’idea di “COME FARE PER”.
E paradossalmente, per fare un ottimo “libro di istruzioni” … devi avere le istruzioni giuste per progettarlo.

È così che funziona!

Perché molti miei allievi ambiziosi quanto volenterosi ottengono il meglio da Parrucchiere PRO?
Perché consegno loro il Sistema di Marketing per Parrucchieri completo.

Perché molti miei allievi ambiziosi quanto volenterosi ottengono il meglio dai nostri format?
Perché da Inconfondibile a SalonSquad, passando per Creatori di Profitti e Saloning Show, consegniamo loro UNO SCHEMA SEMPLICE, STEP BY STEP.

Perché molti nostri allievi ambiziosi quanto volenterosi otterranno il meglio da Salon Business a gennaio?
Perché Nicola ed io non solo approfondiremo i 5 modi per moltiplicare i guadagni oltre al “fare capelli” (già: MENTRE tu farai i capelli, potrai guadagnare in altri 5 modi): forniremo le ISTRUZIONI DETTAGLIATE per tutte e cinque le opzioni.

È “così” che, anche qui in ufficio, funzioniamo bene e sbagliamo poco, ottimizzando i tempi.
È proprio grazie al nostro LIBRO DEI “COME FARE PER”.

Anche le persone migliori possono essere meno performanti senza istruzioni.
E le persone migliori possono aiutare a crescere i “nuovi”, non soltanto con l’esempio: possono aiutarli a crescere anche fornendo istruzioni dettagliate, codifiche chiare.

OK LELE, MI HAI CONVINTO: PUOI FORNIRMI LE ISTRUZIONI PER CREARE IL NOSTRO “COME FARE PER”?

Certo che ve le do!
Ve le do DOMANI giovedì 07 ottobre sulla pagina Imprenditori della Bellezza, durante la #giovediretta 😉

Eh sì: per il titolo di questo articolo mi sono fatto ispirare dal memorabile film strappalacrime “le parole che non ti ho detto”.

Di cosa scrivo questa volta? Di cosa parleremo nella giovediretta del 29 settembre?

 

DISCLAIMER: astenersi permalosi.

E non provate a uscirvene con pensieri del tipo “maestro sono forse io?”, perché non è con questo spirito che tratto un argomento così “spinoso”.

Non conta una ciribiricoccola sapere se alludo a te o a qualcun altro: conta portare a casa il messaggio che con questo articolo ti voglio (ti vogliamo) “passare”.

 

Mi raccomando: ripeto, non si tratta di cercare di capire se l’articolo sia per te o per qualcun altro, si tratta di cogliere il messaggio che l’articolo ti propone.

 

Le parole che non vi diciamo

Anzitutto, per quanto possiamo amarlo, io ed i miei soci Project Partner sappiamo bene che ci siamo scelti un lavoro decisamente complicato.

 

È complicato per tre motivi:

  • Il primo consiste nel riuscire a farvi cogliere l’importanza di fare le cose come vanno fatte VERAMENTE;
  • Il secondo consiste nel riuscire a farvi capire quando ci siete riusciti… e quando no;
  • … E il terzo motivo? Trovare le parole giuste per dirvi che avete fatto una CAGATA PAZZESCA (o almeno “qualcosa” di ben diverso da ciò che vi abbiamo suggerito)

 

Non è affatto facile dirvi che avete “lavorato male”.

 

Possiamo parlare di un marchio che avete commissionato ad un grafico, di un sito, di un magazine, di una vetrina, di un evento, di un annuncio per ricerca di collaboratori…

 

MANTENIAMO IL DISCORSO IN TERMINI UNIVERSALI.

Nessun riferimento specifico: non è questo l’articolo.

 

Non è affatto facile dirvi che avete “lavorato male”.

Perché a volte (anzi, potevo scrivere “spesso”) NON LA PRENDETE BENE. AFFATTO.

 

Sembra che ci chiediate “che ve ne pare” … ma per voi la risposta che vi dovremmo dare dovrebbe essere già scritta: “va bene! Complimenti!”

Già.

 

Non è affatto facile dirvi che avete “lavorato male”.

Perché a volte ve ne uscite con la bestemmia del “VA BENE SOLO SE LO FACCIAMO FARE DA LORO”.

Vi assale il dubbio che se lo fate con altri e non con noi, vi diciamo che “non va bene” … se la stessa cosa l’aveste fatta con noi invece… sicuri di aver capito con chi avete a che fare “qui”?

 

A volte fidarsi è meglio

Da dove si comincia?

DALLA FIDUCIA.

 

Fiducia Doppia:

  • una fiducia è riferita alla competenza di chi esprime un giudizio.
  • una fiducia è riferita al sincero interesse di chi esprime un giudizio.

 

FIDUCIA.

 

Prendi me.

Se ti dico che fai male a non frequentare Parrucchiere PRO, perché stai sprecando soldi e opportunità… tu devi SCEGLIERE

 

Devi scegliere se io lo stia facendo unicamente perché “io” ho da guadagnarcio se io lo stia facendo perché in te vedo un grande talento SPRECATO, o del tuo potenziale non sfruttato.

E siccome penso che tu possa fare meglio di “così”, ti suggerisco di diventare Parrucchiere PRO.

 

Domanda: se ho ragione a pensare che tu ti stia “sprecando”e tu decidi di fidarti di me e di diventare Parrucchiere PRO, chi GUADAGNERÀ di più tra TE e ME?

 

Io incasserò il prezzo di un corso… TU?

Quante migliaia di euro ti renderà averne spese poche centinaia?

QUANTE MIGLIAIA DI EURO TI RENDERÀ AVERNE SPESE POCHE CENTINAIA?

 

Chi fa davvero l’affare fra te e me?

 

Dicevamo… FIDUCIA.

Non riguarda né solo me, né solo i corsi.

 

PER ESEMPIO…

(giusto due di numero e poi proseguo)

Non è facile per Andrea SMONTARTI COMPLETAMENTE UN LOGO MAL FATTO.

Non è facile per Marco COMMENTARE UNA VETRINA CON UN SACCO DI DIFETTI.

 

In entrambi i casi puoi aver speso soldi e tempo…

E per natura, TENDERAI A “DIFENDERE” CIÒ CHE HAI FATTO.

 

Perché a nessuno piace “comprare male”.

Pensa che c’è chi rinuncia a comprare qualcosa di cui è consapevole di aver bisogno, pur di evitare il rimpianto o il rimprovero di aver sbagliato acquisto.

 

COSA SUCCEDE IN QUESTI CASI?

Noi cerchiamo di spiegarvi perché come l’avete fatto non va bene…

 

Voi:

  • Sparite. Vi eclissate. Non commentate più. Fate gli offesi. Ci fate il muso.
  • Mettete in dubbio la competenza o addirittura l’onestà del nostro commento.
  • Insultate. Provocate, ci dite che siamo solo arrabbiati perché “quel lavoro” non lo avete fatto con noi

 

PER QUESTO, A VOLTE, TACCIAMO.

Evitiamo di commentare.

Giusto? Sbagliato? Facciamo male? Facciamo bene?

Ragioniamoci insieme…

 

SIAMO QUI PER VOI.

Certo: se ci commissionate un lavoro vi chiediamo dei soldi… perché, forse voi lavorate gratis?!

 

Premesso questo…

QUALE PREZZO PENSATE CHE ABBIAMO? QUANTO PENSATE CHE VALIAMO?

 

Ti parlo di me.

Ho cinquantasei anni, gli ultimi venticinque dei quali passati professionalmente al tuo fianco.

Sono una persona felice e realizzata, e nel mio piccolo, sono un imprenditore di successo, con nove aziende e una trentina di dipendenti, più un’altra quindicina di collaboratori.

 

DAVVERO PENSI CHE IO POSSA “STRUMENTALIZZAREUN SUGGERIMENTO PER QUALCHE CENTINAIO DI EURO IN PIÙ O IN MENO?

 

La mia reputazione puoi misurarla in parecchie migliaia di euro, non certo in qualche centinaio.

 

Il valore di competenza ed esperienza

TORNIAMO AL CONCETTO DI “FIDUCIA”.

Fiducia Doppia.

Una fiducia è riferita alla COMPETENZA di chi esprime un giudizio.

Una fiducia è riferita al SINCERO INTERESSE di chi esprime un giudizio.

 

Perché alcuni di voi, magari giustamente, potrebbero obiettare la validità di un suggerimento.

Tradotto:

“lele di te mi fido, del tuo suggerimento no

“lele, ci sta che anche voi possiate sbagliare

… sì, ci sta. Dipende da “cosa”.

 

Con l’esperienza e le competenze che abbiamo:

  • Andrea impiega meno di cinque minuti a scovare almeno una decina di “problemi” in un sito
  • Sempre Andrea ti dimostra in cento parole perché il tuo marchio non va bene e non funzionerà…
  • Marco ti cambia l’immagine esterna tenendo conto di dove hai il salone, non solo del salone in sé…
  • Sempre Marco ha stravolto fior di progetti creati da fior di architetti (che hanno poi validato le sue idee) …
  • Davide ti legge il bilancio e ti dimostra quanto vai bene (o male) con soli NOVE numeri
  • Alessandro è in grado di “mappare” il tuo stile dopo averti visto ed ascoltato per un quarto d’ora
  • Marcello ha creato eventi che hanno spaccato dopo meno di mezzora di dialogo con tuoi colleghi…
  • Gianluigi risponde in tempo reale praticamente su ogni problematica riferita a team e leadership
  • Nicola ha generato 20 mila euro di incasso in meno di un mese, senza fare una testa in più…

Io ho RISCRITTO il marketing per parrucchieri e CREATO strumenti mai esistiti prima, per consentirti di fare marketing con la stessa sicurezza, la stessa passione, gli stessi risultati, con cui esegui un taglio o un colore…

 

Ora… riesci a capire cosa possiamo fare, CON TE e PER TE?

 

Solo una cosa: SMETTILA.

Di arrabbiarti, di fare il muso, di sottovalutare o snobbare i nostri consigli, di sospettare, dubitare, temere.

Ricorda che costiamo centinaia di euro L’ORA

E se ti diciamo che “così non va bene” (spesso a malincuore), è solo perché ci sentiamo RESPONSABILI, è perché vogliamo esserti UTILI, è perché sappiamo che MENO SBAGLI, MEGLIO TI EVOLVI.

 

Impara ad accettare critiche e consigli: noi ci impegneremo per fornirti, sempre di più, quelli giusti per te.

Ci sta che qualcuno, leggendo il titolo, possa aver fatto una di due riflessioni…

  • La prima è che in questo articolo si parli di qualcosa di “immorale” …
  • La seconda è che torni in mente la frase di Alessandro Montenegro in un suo post: “il sesso è sporco solo quando non ti lavi” …

Niente da fare! L’opzione giusta è un’altra.

Voglio dedicare qualche paragrafo a CINQUE PAROLE che assurdamente vengono troppo spesso accostate a pensieri negativi.

 

La prima parola “sporca” è “marketing”

Sai quante volte i nostri Area Partner (quelli che mettono la loro faccia per far conoscere la mia) si son sentiti dire cose tipo “non faccio marketing perché non mi piace fare sconti!” oppure “non mi piace il marketing perché sono solo soldi sprecati”?

In realtà, MEGLIO FAI MARKETING E MENO DEVI FARE SCONTI.

In realtà, NIENTE TI RENDERÀ QUANTO DEL MARKETING FATTO BENE.

Il vero problema non è il marketing, bensì gli errori clamorosi che evoca questa parola.

Gli allievi che mi dedicano tempo e denaro, stanno realizzando più clienti e più profitti, con meno stress, proprio grazie al sistema di marketing per parrucchieri che imparano seguendomi.

La seconda parola “sporca” è “vendita”

Ci sono parrucchieri convinti che proporre un prodotto o un trattamento ad un cliente che è in salone per un servizio, sia sbagliato…

“Devono essere loro a chiederlo”, affermano.

Altro errore clamoroso.

Anzitutto devi sapere che SPESSO LA CLIENTELA SCEGLIE TE ANCHE PER I TUOI CONSIGLI.

Non sempre un cliente è in grado di capire da solo se debba intervenire sulla cute o sui capelli.

Non sempre sa se abbia davvero bisogno o meno di quel prodotto o quel trattamento!

Proprio per questo si aspetta da te che tu gli dica SE o COSA debba fare.

E aggiungo, oltre al danno, la beffa: quando tu NON proponi uno shampoo che esponi, un cliente può pensare che “se non glielo proponi TU non credi nei tuoi prodotti” … e questo alla lunga potrebbe farti perdere prima credibilità, poi proprio il cliente.

La terza parola “sporca” è “profitto”

Davvero a volte riuscite a lasciare senza parole anche me.

Ho dedicato un intero post, pochi giorni fa, a farvi notare quanto sia drammatico ragionare in base ai propri criteri di spesa, e non a quelli della vostra clientela.

La verità è che ci sono parrucchieri talentuosi… CHE NON SPENDEREBBERO MAI CERTE CIFRE PER I LORO CAPELLI. E questo finisce per penalizzare anche chi, invece, li spende volentieri.

QUANDO CREI IL TUO LISTINO DEVI PENSARE ALLA TUA CLIENTELA E NON A TE!

Devi chiederti se la tua clientela sia felice di pagare quanto chiedi, non se lo saresti tu!

La quarta parola “sporca” è “denaro”

C’è ancora una cultura retrograda o malsana che INQUINA quella visione che ogni imprenditore dovrebbe assumere nei confronti dei soldi.

NON C’È NULLA DI MALE NEL GUADAGNARE, soprattutto se si guadagna perché ci si impegna a mettercela tutta nel fare le cose giuste.

Molti di voi MIGLIORANO LA VITA dei loro clienti, perché spesso l’apparenza rende visibile la sostanza: il modo in cui – grazie a te – si vedono allo specchio, o si sentono “guardati”, regala sicurezza, fiducia in se stessi, carisma, voglia di vivere!

Non a caso proprio io ho definito i parrucchieri creatori di autostima: perché attraverso il modo di apparire, migliorate il modo di essere delle persone.

Eppure sembra quasi che guadagnare sia una colpa.

Che esista una logica per cui non si deve “guadagnare troppo”.

… MA SCHERZIAMO O COSA?!?

È di gran lunga più sconsolante notare quanto certi parrucchieri talentuosi SPRECHINO il proprio talento, di quanto può esserlo ammirare il parrucchiere che si fa pagare il giusto per il suo modo di fare arte.

Del resto, il pessimo consiglio di tenere prezzi bassi arriva spesso da chi non è in proprio, soldi non ne ha tanti, e dunque esorta il marito – la moglie – il quel che vuoi – a non alzare i prezzi.

E SOPRATTUTTO SERVE CAPIRE UNA COSA…

Il rapporto col denaro può migliorare o peggiorare la vita … a prescindere da quanto se ne ha.

La quinta parola “sporca” è “business”

È anche l’ultima di questo articolo.

Diciamocelo: in questo paese è più facile trovare adepti del reddito di FANNULLANZA, pronti a tuffarsi nella falsa culla della mediocrità, che non giovani rampanti pronti a mettersi in proprio…

Colpa condivisa di genitori con pochi soldi o con nessuna cultura sul denaro, ed anche di uno stato che compra dignità spacciandola per umiltà.

NON C’È PROPRIO NULLA DI MALE A CERCARE DI FARE BUSINESS PER MIGLIORARE LA PROPRIA CONDIZIONE ECONOMICA.

E quanto aveva ragione Groucho Marx, quando con sottile sarcasmo ricordava che “Nella vita ci sono cose ben più importanti dei soldi. Il guaio è che ci vogliono i soldi per comprarle!”.

PERCHÉ, DICO IO, UN PARRUCCHIERE CON LE MANI D’ORO, CHE SIA DI TRIESTE O DI TRAPANI, DI TARANTO O DI TORINO, NON PUÒ GUADAGNARE LEGITTIMAMENTE PIÙ DI TANTI MANAGER O DI PROFESSIONISTI O DI ALTRE CATEGORIE DI IMPRENDITORI?

PERCHÉ ?!?

ECCO. CON QUESTO ARTICOLO HO VOLUTO RIPULIRE IL SIGNIFICATO DI QUESTE CINQUE PAROLE.

Ti esorto a RIFIUTARTI di farti lavare il cervello da coloro che, magari per un giustificabilissimo motivo non sono ricchi, o non vedono di buon occhio la ricchezza, vogliono contagiare anche te e farti vedere il denaro come la fonte di tutti i mali, il voler crescere come una fonte di stress, la vendita come un fastidio per il cliente, l’ambizione come una colpa.

Dietro quell’ “ACCONTENTARSI” che tanti esaltano, c’è in verità una enorme voglia di NON FARE, di NON IMPEGNARSI. Di accontentarsi degli alibi, anziché spingersi verso nuove opportunità.

Un noto formatore americano afferma che

  • SEI PADRONE DEL DENARO, O NE SEI SCHIAVO.

Ciò che mi hanno insegnato VENTICINQUE ANNI al vostro fianco, cari parrucchieri, è che

NESSUN IMPRENDITORE PUÒ PERMETTERSI IL LUSSO DI RAGIONARE DA POVERO.

E aggiungo un secondo pensiero.

Quando il mio meraviglioso papà mi diceva “più lavori, più guadagni”,

SI SBAGLIAVA.

Del resto lui, operaio, aveva scelto – non lo biasimo, lo ha fatto anche per me e lo so benissimo – di scambiare il proprio tempo per del denaro, dunque un’ora in più valeva quello che valeva…

TU IMPRENDITORE,

TU IMPRENDITORE DELLA BELLEZZA,

DEVI SPINGERTI OLTRE QUESTO RAGIONAMENTO.

E devi capire, una volta per tutte, che per guadagnare di più non devi lavorare di più.

AFFATTO.

Per guadagnare di più non devi lavorare di più, AFFATTO!!!

Devi impadronirti dei meccanismi che ti possono far fare business anche se non fai capelli.

Pur continuando a fare il parrucchiere, a dedicare ai capelli la tua vita.

CHIARIAMOLO:

non ti sto parlando di investire in immobili o in bitcoin:

TI STO INVITANDO A SCOPRIRE QUALI ALTRE OPPORTUNITÀ DI BUSINESS PUOI INTRAPRENDERE, MENTRE CONTINUI A FARE CAPELLI.

Come hanno fatto tanti tuoi colleghi, Nicola Zanivan in testa.

Come racconteremo a Salon Business, il 30 e 31 gennaio 2022.

Intanto prova a chiederti:

COSA POSSO FARE DI DIVERSO DAL FARE I CAPELLI, PER MOLTIPLICARE LE MIE ENTRATE?

Ti invito a spingerti OLTRE il “fare i capelli”.

Nelle prossime settimane dedicheremo a questo tema tutto lo spazio che merita…

E cominciamo bene, cominciamo subito:

ti ho chiesto

COSA POSSO FARE DI DIVERSO DAL FARE I CAPELLI, PER MOLTIPLICARE LE MIE ENTRATE?

Ti anticipo che hai cinque modi che puoi valutare per moltiplicare i tuoi guadagni, oltre al “fare i capelli”.

E oltre a parlarne, se vorrai potrai beneficiare dell’opportunità non solo di conoscerle, ma di approfondirle.

Sta nascendo una nuova generazione di Imprenditori della Bellezza.

Una generazione fondata non sull’età, quanto sulle convinzioni, sul modo di fare marketing, sul modo di vivere il denaro, sul modo di fare business.

E tu puoi scegliere se farne parte.

È difficile trovare le Persone giuste.

 

Noi per primi, come azienda, stiamo per affiggere dei manifesti nei comuni limitrofi al nostro, proprio per ricercare due figure: 1 impiegata/o/impiegato amministrativo, 1 impiegata/o/impiegato commerciale.

Siamo un’azienda solida, ambiziosa. Può confermarlo chi già lavora in azienda CON me, è il primo testimonial di quanto ci stia a cuore far stare bene le Persone, e metterle in condizioni di esprimersi al meglio.

Eppure è sempre difficile trovare le Persone giuste, o meglio… è difficile trovare le Persone!!!

Ecco, questa è la prima fonte di errori clamorosi.

Si perché, siccome si fa fatica a “trovare”, troppe volte accettiamo il primo che “viene” salvo poi pentircene nel giro di settimane, se non di giorni.

Scuse fantastiche e dove trovarle

Fate ATTENZIONE a questo punto, perché ci sta che siate in tanti ad annuire…

“I CCCIOVANI DI OGGI NON HANNO VOGLIA DI LAVORAREH”

“TUTTA KOLPAH DEL REDDITO DI FANNULLANZAH

AI MIEI TEMPI…

Eh già.

Poi però chiedo:

COME LI HAI CERCATI? COME LI HAI SELEZIONATI? COME LI HAI INSERITI? COME LI ALLENI? COME LI COORDINI? COME LI MOTIVI AD ESPRIMERE IL PROPRIO MEGLIO?

E tack, smettete di annuire.

Annunci banali, anonimi, tutti uguali, seguiti da colloqui frettolosi, monologhi e non dialoghi che si risolvono inevitabilmente in persone buttate lì, senza presentare a loro il salone… e ai clienti loro.

Se a questo aggiungiamo nessuna regola scritta, nessun piano di crescita, poche riunioni, spesso improvvisate, interrotte o trascinate il tutto non può che tradursi come una mancanza di attenzione alle ambizioni dei singoli e zero obiettivi di gruppo.

Intendiamoci, non tutti commettono tutti questi errori… inesorabilmente, ma non è necessario commetterli tutti per riscontrare problemi.

Anzi.

E allora ecco che, quando faccio riflettere sul fatto che “i giovani” sono solo metà del problema… che l’altra metà è il modo in cui il titolare è troppo “capo” e poco “leader”, è lì che il peggio supera ogni limite.

LEADER SI NASCE, NON SI DIVENTA!”

Esclamazione di un’infondatezza sconcertante, ma vuoi mettere, aver trovato una giustificazione?! D’altro canto “Se leader si nasce, non è colpa “mia” se io non lo nacqui”, INVECE SÌ.

Come avere le persone giuste?

Anzitutto, DEVI ESSERE PERSONA BEN DIVERSA DA UN SEMPLICE “LEADER”

Inoltre, DEVI FARE IN MODO CHE CHI LAVORA “DA” TE LAVORI “CON” TE E NON “PER” TE.

Ho contribuito a creare centinaia di Imprenditori della Bellezza, molti di loro sono passati dalla paura di avere UN dipendentead averne tanti. Ho messo centinaia di apprendisti e lavoranti in condizioni di riconoscere il valore proprio e del proprio mestiere e tuttora mi ringraziano per l’equilibrio e la sintonia con cui vivono ogni giornata in team.

E come capita spesso, ci sono titolari che mi rimproverano perché a loro dire sono troppo dalla parte dei collaboratori (e sbagliano) … come ci sono collaboratori che hanno paura di ciò che affermo su regole e codifiche (e sbagliano).

Mi spiace deludere i cercatori di scorciatoie e di bacchette magiche, ma la verità è che NON C’È UN SEGRETO, NÉ UNA SOLA COSA DA FARE.

Ciò che invece serve davvero (guarda un po’), sono questi due fattori:

  • METODO
  • ATTEGGIAMENTO.

Ebbene sì, anche qui.

Serve assumersi la RESPONSABILITÀ di migliorare il rapporto con il proprio ruolo, con capi, collaboratori, colleghi (ehm… a monte serve definire la responsabilità come un’opportunità, anziché come un peso).

Serve partire da se stessi… già, hai letto benissimo: SERVE PARTIRE DA SE STESSI.

Che tu sia capo, collaboratore o collega, puoi star meglio con gli altri solo nel momento in cui stai davvero bene con te stesso, te stessa.

POI, poi, si tratta di pensare al tuo rapporto con “gli altri” e anche qui… NO, non tocca solo e sempre al “titolare”.  Affatto.

Molto spesso la qualità dei collaboratori è influenzata dalla qualità dei titolari nella stessa misura in cui la qualità dei titolari è influenzata dalla qualità dei collaboratori (rileggi questa frase, ascoltami).

Durante la #giovediretta di giovedì 01 Luglio (che puoi recuperare cliccando qui)ti ho raccontato un aneddoto accaduto qualche anno fa in sala, con tanti tuoi colleghi, a seguito di una mia affermazione: “ogni titolare ha i collaboratori che si merita” …

 

Subito, due “antipasti”: il primo per chi ha collaboratori e il secondo per chi lo è…

  • IL VERO LEADER NON VEDE UNA PERSONA PER QUELLO CHE È, BENSÌ PER QUELLO CHE PUÒ DIVENTARE.
  • LA QUALITÀ DEL TUO LEADER DIPENDE DA TE PIÙ DI QUANTO TU POSSA IMMAGINARE.

 

Insomma… è stata una gran #giovediretta nella quale avete cominciato a Teamizzare!

(indizio: Teamizzare è qualcosa che non riguarda “solo” titolari o collaboratori o colleghi, riguarda le PERSONE… ecco chiarito il titolo dell’articolo).

Così, senza giri di parole…

Come puoi occuparti dello stile delle persone… se tu non hai uno stile o non hai un’idea chiara di che cosa sia?

 

Che cosa mi chiedono i parrucchieri? O qualcosa sui clienti, o qualcosa sui soldi.

 

Sui soldi mi chiedono come fare a guadagnare di più… o come mai lavorano tanto e guadagnano meno di quanto, secondo loro, dovrebbero guadagnare.

Spesso il problema è “figlio” di due cause:

  • o sopravvalutano i profitti che è lecito rimangano in riferimento a quanto si incassa…
  • o sottovalutano che i clienti non sono tutti uguali, proprio come gli incassi.

 

Così, ben presto, si arriva a capire che SONO I CLIENTI GIUSTI A CREARE PROFITTI.

 

Non è solo una questione di quanti incassi fai, è soprattutto una questione di “come” sono questi incassi.

I MIGLIORI CLIENTI GENERANO I MARGINI PIÙ ALTI. Voilà, ecco fatto, è tutto qui.

 

Ehm… quasi tutto.

 

Come si fa ad avere i clienti migliori?

In due modi.

Il tuo modo di lavorare PIÙ il tuo modo di comunicare.

In altre parole… TALENTO PIÙ STILE.

 

QUAL È IL CONNUBIO PIÙ POTENTE PER CONQUISTARE E FIDELIZZARE LA CLIENTELA IDEALE?

TALENTO PIÙ STILE.

 

Saper lavorare PIÙ saper comunicare.

 

Non a caso ripeto anche più volte al giorno che “a parità di talento vince chi lo comunica meglio”.

 

Se hai talento e non hai stile, le persone fanno fatica ad arrivare.

Se hai stile e non talento, le persone molto presto non torneranno.

 

Se “confezioni” il tuo talento in uno stile che ti renda unico e riconoscibile, farai clienti e profitti a palate.

 

Dici che la faccio troppo facile? Sbagli.

 

E sia chiaro: è “semplice”, non “facile”.

C’è un’enorme differenza fra “facile” e “semplice”.

Ciò che è facile non richiede istruzioni, ciò che è semplice… lo è soltanto grazie ad esse.

Da quando mi sono reso conto che vi riesce maledettamente facile rendervi le cose difficili, ho deciso di lavorare per rendervi semplice ciò che semplice non è.

È QUESTO che faccio, con te e per te.

Anche in questo articolo… e giovedì 27 maggio nella #giovediretta.

 

Cosa significa avere uno stile?

Prova a risponderti… prima di proseguire, rispondi tu a questa domanda.

Fatto?

Bene, procedi con la lettura.

 

Ti propongo una risposta… ti piacerà, sono pronto a scommetterci.

POI… ti piacerà un po’ meno quando scoprirai chi ne è l’autore.

 

“LO STILE È IL MODO IN CUI AFFRONTO LA VITA”.

 

È un concetto che ha scritto Lapo Elkann nel suo libro “le regole del mio stile”.

 

Premetto che non sono al mondo per giudicarlo: sono al mondo per godermelo”.

Ergo lascio poco spazio alla critica e al giudizio, mentre ne riservo parecchio a FARMI ISPIRARE.

Non a caso ho scritto che cerco di prendere il meglio del meglio di tutti.

 

In questa frase di Lapo ho trovato ciò che cercavo.

LO STILE È IL MODO IN CUI AFFRONTO LA VITA.

 

Subito mi chiarisce che non c’è un modo di essere a casa e un modo di essere al lavoro.

Cosa dovrei, essere amorevole coi figli e severissimo coi collaboratori?

NO.

SONO UNO.

Voglio essere la migliore espressione di me stesso.

 

LO STILE È IL MODO IN CUI AFFRONTO LA VITA.

 

È il modo in cui rendo inconfondibile me ed ogni mia comunicazione.

Più il mio stile è inconfondibile, più ogni mia comunicazione è più efficace.

Più il mio stile è inconfondibile e la mia comunicazione è efficace, più cresce la mia autorevolezza.

 

Talento, stile, autorevolezza

AUTOREVOLEZZA.

L’autorevolezza è un “limitatore”.

 

Cosa intendo?

Se voglio farmi pagare “bene”, per prima cosa devo far crescere la mia autorevolezza.

Se la mia autorevolezza è bassa o media, posso scordarmi di farmi pagare bene.

 

TALENTO, STILE, AUTOREVOLEZZA.

Eccolo il triangolo su cui devi lavorare, per prosperare.

E sappilo: non è affatto solo una questione economica.

È IL MODO IN CUI LA TUA IDENTITÀ PROFESSIONALE IMPATTA SULLA TUA VITA.

 

Stile ed Autorevolezza, proprio come il Talento, SI COSTRUISCONO.

 

Fortunatamente commette un grave errore chi suppone che uno lo stile ce l’ha o non ce l’ha.

Lo Stile non solo si crea: SI EVOLVE.

Si allena, si affina, si “diventa”.

TU NON DEVI “AVERE” UNO STILE: DEVI “ESSERLO”.

 

L’apparenza rende visibile la sostanza

Essere è il presupposto essenziale per apparire.

Quando cerchi di apparire più di ciò che sei, diventi meno autentico, meno credibile… MENO AUTOREVOLE.

ESSERE AUTOREVOLI È IL REGALO PIÙ BELLO CHE POSSIAMO FARE, A NOI STESSI ED AGLI ALTRI.

 

Come ho scritto nel titolo, l’apparenza rende visibile la sostanza: a parità di talento vince chi lo comunica meglio.

Il nostro modo di apparire e di comunicare può renderci più o meno autorevoli, e l’essere più o meno autorevoli cambia il modo in cui ci vedono i collaboratori e i colleghi, i clienti acquisiti e quelli potenziali.

Poche cose ci renderanno quanto il lavoro che faremo sulla nostra autorevolezza.

 

Ogni Parrucchiere, ogni Estetista, ogni Imprenditore della Bellezza, deve fare uno sforzo importante: DISTINGUERE SE STESSO DAL PROPRIO SALONE.

 

Ebbene sì. Puoi essere una ditta individuale e lavorare da sola, eppure la logica non cambia:

TU E IL TUO SALONE SIETE DUE COSE DIVERSE.

 

Non conta se il tuo salone sia grande o piccolo: quel che conta è che la gente sceglie soprattutto TE.

E TI sceglie in base a ciò che si dice di te, a ciò che sa di te!

 

Per questo per te è fondamentale RENDERE INCONFONDIBILE IL TUO STILE.

 

Quando il Tuo Stile esprime la Tua Unicità, si moltiplicano i clienti nuovi perché cresce il passaparola. Si moltiplicano i consensi in salone. Si parla meglio e ovunque di te e del tuo modo di lavorare… SI PARLA DI TE E DEL TUO STILE.

 

A questo punto la domanda che ti devo fare è semplice: COSA STAI FACENDO IN CONCRETO OGGI, PER DEFINIRE, VALORIZZARE, ESPRIMERE IL TUO STILE?

 

Perché questo è un passaggio chiave se vuoi svolgere al meglio la tua splendida professione!

QUANDO MIGLIORI L’IMMAGINE DELLE PERSONE, MIGLIORI LE PERSONE.

 

Perciò dimmi: come puoi aspettarti che una persona che deve affidarti il suo Stile scelga di affidarlo ad una persona che uno stile non ce l’ha?!

 

Perché va ripetuto… va sottolineato: se vuoi lavorare sullo Stile delle persone, è dal tuo Stile che devi cominciare!

 

Perciò te lo chiedo una seconda volta: COSA STAI FACENDO IN CONCRETO OGGI, PER DEFINIRE, VALORIZZARE, ESPRIMERE IL TUO STILE?